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Dieci
anni fa, il 20 settembre 1998, ci ha lasciato mons. Renato Monolo,
sacerdote che ha legato il suo ministero al mondo missionario. Per
oltre un quarantennio, infatti, è stato instancabile animatore
della vocazione missionaria della Chiesa bresciana. Mons. Monolo,
direttore dell’Ufficio missionario per quasi un quarto di secolo,
seppe farsi continuatore dell’opera di altri grandi sacerdoti
appassionati delle missione A lui va ascritto il merito di aver
dato vita ad un gemellaggio spirituale tra Brescia e il resto del mondo
con l’intuizione dei sacerdoti "fidei donum". Il nome di mons.
Renato Monolo è indissolubilmente legato a Kiremba, la missione
africana in Burundi, che venne offerta a Paolo VI in occasione della
sua elezione a Papa. La passione missionaria di mons. Renato Monolo
andò oltre il continente africano per estendersi a quello
sudamericano. Metodi diversi, difficoltà nuove non spensero il
suo entusiasmo e quello di quei sacerdoti e laici che lo seguirono in
questa nuova apertura missionaria. È di don Raffaele Donneschi,
attuale direttore dell’Ufficio missionario diocesano,
la testimonianza efficace sulla passione missionaria di mons. Monolo.
«Per noi giovani missionari don Renato Monolo era un po’
come il guru delle missioni bresciane, a lui ci si riferiva sempre con
grande rispetto e ammirazione e un po’ di soggezione. Grande fu
per me la gioia quando a Bragança, nello stato brasiliano del
Parà, al termine dei festeggiamenti per l’inaugurazione
della radio della diocesi, chiese a noi tre bresciani, don Carlo
Verzeletti, don Piero Conti e il sottoscritto, chi potesse ospitarlo
per un paio di giorni». Don Donneschi ricorda quei giorni come un
momento di grande arricchimento. «Di don Renato - ricorda - mi
colpì la pacatezza con cui poneva le questioni, con cui
approfondiva le tematiche, senza far pesare la sua esperienza e le sue
conoscenze; mi sorprese la sua capacità di ascolto. Sapeva molto
bene che un prete che vive isolato approfittava di queste
visite per sfogarsi un po’, per vuotare il sacco e per
confrontarsi sulle scelte fatte, sperando di riceverne approvazione o,
quantomeno, incoraggiamento».
Ricordare mons. Monolo a dieci anni dalla scompars è anche occasione per rilanciare la vocazione
mondiale della Chiesa bresciana e per interrogarsi su nuovi problemi
che la scelta missionaria comporta.
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