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Premio "Cuore Amico"

La missione non è potere, ma servizio
In festa per il Premio Cuore Amico 2008

"Non è potere, ma servizio”. Questo il valore della Missione, sottolineato con forza da mons. Francesco Beschi, vescovo ausiliare di Brescia, durante la cerimonia di consegna del Premio Cuore Amico, una tradizione che si rinnova ogni anno pensando a coloro che diciotto anni fa l’hanno voluto, don Mario Pasini e  Mons. Renato Monolo, e pensando  anche, alle centinaia e centinaia di persone consacrate o laiche che dedicano la loro vita agli altri, soprattutto ai più poveri e bisognosi.“Non è potere, ma umiltà, volontà di mettersi in gioco, gratuità”, è stato ribadito. Una cerimonia commovente, quella della consegna del Premio, rallegrata dalle musiche del gruppo afro-bresciano dei Ciakaba e dalla partecipazione di centinaia di persone desiderose di accogliere e festeggiare i premiati che hanno testimoniato che è possibile vivere in un’altra dimensione. Ed è quella della gioia del dono e della condivisione.


Padre Bruno Ghiotto, saveriano in Burundi da 38 anni, ha raccontato anche gli anni difficili della guerra civile che ha lasciato sul campo migliaia di vittime. Un periodo che lui ha continuato a vivere nel segno della testimonianza cristiana, accanto alle persone sofferenti.
Lacrime agli occhi hanno stimolato le parole di suor Lucia Armanni quando ha parlato della condizione femminile: “In Africa una donna deve essere di qualcuno: se il marito muore, lei e le molte altre mogli diventano mogli dei fratelli del marito. E se lui è morto di Aids, l’infezione si propaga a tutto il resto della comunità, senza fine. Una donna deve essere di qualcuno anche perché lei non può essere proprietaria di nulla e, se è sola, quando muore non può essere sepolta perché non ha nemmeno la terra sotto la quale giacere”.
Il dott. Paolo Marelli lavora in Zambia insieme alla dott.ssa Elisa Facelli. Lei era assente: è rimasta in Africa ad occuparsi dell’ospedale. Lui, invece, ha raccontato la miseria della sua gente, le malattie che mietono vittime. “È chiaro che non sarà possibile avere in Africa gli stessi medici che ci sono in Occidente: allora, mi chiedo, perché non curare le persone attraverso la telemedicina? Potrebbe essere il futuro per le popolazioni africane, perché sarebbe il solo modo di avere virtualmente presenti molti specialisti”. Della fiducia alimentata dagli esempi proposti hanno parlato il presidente della Provincia di Brescia Alberto Cavalli, il sindaco di Brescia Adriano Paroli, il questore Vincenzo Montemagno, Anna Ada Bruzzese, capo di gabinetto della Prefettura e il presidente dell’Associazione, don Armando Nolli, che ha ringraziato, anche in questa circostanza, a nome di tutti i missionari, i tanti benefattori di Cuore Amico.

PAOLO MARELLI
“Lo scandalo non è che vi siano dei ricchi, ma che vi siano ricchi che lo diventano sempre di più a  danno dei poveri”. Poi, riferito alle molte iniziative in cui si parla della fame nel mondo, dice: “Quante parole sprecate inutilmente che poi non si traducono in atti concreti, in ascolto, in vicinanza con le persone che soffrono. Un continuo parlare che non fa altro che allungare le distanze, dal momento che nei Paesi poveri si muore ancora di malaria e in Zambia, dove io lavoro, l’aspettativa di vita non supera i 40 anni”.
Paolo Marelli, medico brianzolo, ha dedicato all’Africa la sua vita. Con lui è stata premiata l’anestesista Elisa Falcetti, rimasta però in Zambia dove dirige l’ospedale in cui operano entrambi. L’Ospedale è stato voluto da Giovan Battista Montini, il futuro Paolo VI, quando era arcivescovo di Milano.
Paolo Marelli fin da studente sognava di poter fare il medico in una missione. Un’aspirazione realizzata grazie allo Svi, il Servizio volontario internazionale di Brescia che, negli anni Settanta, gli consentì di partire per la sua prima esperienza in Burundi, per il servizio civile. Un periodo trascorso nell’ospedale di Kiremba al quale sono legati i nomi di molti volontari italiani e, primo fra tutti,  quello di mons. Renato Monolo.




Il dott. Paolo Marelli
(a sinistra) premiato dal Presidente della Provincia di Brescia

SUOR LUCIA ARMANNI
Forte, la testimonianza di suor Lucia. Ha parlato della sua Africa, continente in cui vive da 25 anni. Ha parlato della forte discriminazione delle donne, del fatto che in alcuni villaggi le bambine non possano andare a scuola; un privilegio, peraltro, che non è riservato nemmeno ai maschietti, dal momento che solo due su 10 riescono ad uscire da un atavico analfabetismo.
Commovente, il suo intervento al momento della premiazione. Parole che hanno toccato molte corde: come rimanere indifferenti a racconti da cui si capisce che la piaga dell’Aids colpisce la metà della popolazione. Una piaga che continua ad allargarsi – come ha sottolineato suor Lucia – perché, malgrado molti farmaci siano ora disponibili anche gratuitamente, le persone non si fidano e non vogliono curarsi.
Suor Lucia, insieme alle sue consorelle, svolge anche questa missione: convincere i malati a curarsi, servendosi della testimonianza dei pochi che lo fanno e che stanno relativamente bene. Suor Lucia Armanni, delle Sacramentine di Bergamo – fondatrice la bresciana suor Getrude Comensoli – da venticinque anni vive in Africa per promuovere la figura della donna. Prima in Malawi, ed ora in Kenya.
Il Premio Cuore Amico, di cinquantamila euro, le servirà per realizzare una casa di accoglienza per ragazze di strada.



Sr. Lucia Armanni premiata dal Sindaco di Brescia

PADRE BRUNO GHIOTTO
“La mia esperienza in Burundi non è stata solo quella di una persona europea che è andata in Africa per aiutare i poveri. Anche l’Africa può darci e dirci molto, soprattutto sul piano dei valori, quelli che in Occidente sono andati in parte perduti”. Padre Bruno ha ricordato gli anni tragici vissuti nel “suo” paese africano, quelli della guerra civile e delle lotte tra hutu e tutsi.
“Dopo gli accordi di quattro anni fa la situazione si è in parte normalizzata; ora ci sono però altre difficoltà: il problema di base è il banditismo perché molti, quando sono tornati a casa dalla guerriglia, insieme alla divisa si sono tenuti anche le armi. Sono venuti pure nella nostra missione e ci hanno lasciato in regalo diciotto bossoli sparati nei muri della Casa, ma noi continuiamo a lavorare anche perché crediamo che il pericolo di ritornare alle lotte tribali degli anni Novanta sia superato. Negli accordi, infatti, è stato stabilito che l’esercito sia formato da metà hutu e metà tutsi. E la popolazione? “ La nostra testimonianza cristiana è quella di far sì che la maggior parte di loro abbia gli strumenti per lavorare e per essere autosufficiente. Il nostro fiore all’occhiello sono le scuole dei mestieri, aperte in un Paese in cui fino a qualche anno fa la maggioranza era dedita solo all’agricoltura. Con il premio ricevuto da Cuore Amico costruiremo un nuovo dispensario con un ospedale di maternità: un aspetto che viene molto curato dalle nostre suore, anche con gli ambulatori accessibili dagli abitanti dei vari villaggi della nostra parrocchia del nord del Burundi”. Padre Bruno Ghiotto, missionario saveriano originario di Vicenza, vive da 38 anni in Burundi.


Padre Bruno Ghiotto premiato dal Capo di Gabinetto della Prefettura



L’obiettivo del Premio Cuore Amico, "Nobel missionario", è segnalare, attraverso figure esemplari di missionari, la grande opera di civilizzazione promossa dalla chiesa attraverso l'evangelizzazione a favore dei poveri del terzo mondo.

Criterio ispiratore dell'iniziativa é quello di valorizzare figure di missionari che con la loro vita siano testimoni fedeli al Vangelo e di amore agli ultimi attraverso la condivisione della povertà e il lavoro finalizzato alla loro crescita ed autonomia nel rispetto di ogni cultura e tradizione. Obiettivo che si realizza attraverso iniziative comunitarie non di pura assistenza ma di autentica promozione umana a vari livelli.

" La rivendicazione del rispetto dei diritti umani, di libertà, di giustizia, di dignità, di superamento del razzismo - si legge nel regolamento del premio - sono solo alcune delle linee guida dei missionari che si impegnano, in spirito di cooperazione, ad ogni iniziativa che esalti la dignità di ogni singolo essere umano."

Il premio viene consegnato nel mese di ottobre, mese missionario.

 

Anno2007
-Padre Danilo Fenaroli
-Suor Gianpaola Gorno
-Suor Giuliana Gorno
-Erica Tellaroli

Anno 2006
- Padre Giovanni Querzani
- Suor Domitilla Nosella
- Dottor Gianfranco Morino

Anno 2005

- Padre Umberto Pietrogrande
- Suor Maria Rosaria Gargiulo
- Gahimbare Maria Goretti

Anno 2004
- Don Francesco Cavazzuti
- Suor Umbertina Carrogu
- Andrea Riccardi
- Fra Fiorenzo Priuli
- Menzione speciale a Don Palmiro Donini

Anno 2003
- Padre Lorenzo Franzoni
- Suor Fosca Berardi
- Ivana Cossar

Anno 2002
- Padre Giuseppe De Cillia
- Suor Lucia Sabbadin
- Dottor Giorgio Predieri

Anno 2001
- Padre Aldo Marchesini
- Suor Gina Gamba
- Claudio Vezzaro
- Premio Speciale ai Monasteri di clausura

Anno 2000
- Padre Pedro Opeka
- Suor Silvia Vecellio
- Chiara Castellani
- Premio Speciale


 

Anno 1999
- Monsignor Giorgio Biguzzi
- Suor Giuseppina Tulino
- Chiara Lubich

Anno 1998
- Papa Giovanni Paolo II

Anno 1997

- Padre Luigi Rebuffini
- Suor Giuseppina Martinelli
- Arturo e Nunzia Trami

Anno 1996
- Padre Paolino Baldassarri
- Suor Renata e Agostina Dander
- Giuseppe Argese

Anno 1995
- Padre Mario Riva e Monsignor Cesare Mazzolari
- Suor Anna Maria Arcaro
- Agostino Bossetti

Anno 1994

- Don Gaetano Nicosia
- Suor Saveria Menni
- Marilena Pesaresi

Anno 1993
- Padre Silvio Turazzi
- Suor Maria Giovanna Bracco
- Piero e Lucille Corti

Anno 1992
- Padre Ugo De Censi
- Suor Albertina, Ernesta, Elisa Lombardi
- Peput (Giuseppe) Burgnich

Anno 1991
- Monsignor Aristide Pirovano
- Suor Lucia Careddu
- Silvio Prandoni

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